Chiusura Comitato

Care amiche, cari amici,

quattro anni fa, abbiamo iniziato con voi una grande sfida: realizzare un film tratto dal libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani. Un libro che ha cambiato a me, ma anche a molti di voi, il modo di vedere la vita, la politica, l’Asia e la diversità culturale. Per vincere questa sfida abbiamo girato l’Italia in lungo e in largo. L’Italia delle città e dei paesi, dei teatri famosi, dei piccoli centri culturali, delle università.
Ovunque abbiamo ricevuto un’accoglienza calorosa, generosa. Abbiamo collezionato amicizie che dureranno nel tempo, siamo stati ospiti di persone incontrate la sera prima che ci hanno aperto la loro casa, come fosse la nostra.
Abbiamo fatto più di 100 serate in questi quattro anni, percorrendo oltre 40 mila chilometri, incontrando più di 16 mila amici di Terzani. Siamo stati dappertutto, da nord a sud, e siamo riusciti a portare questo sogno anche in Germania, Inghilterra, Svizzera. Nello stesso tempo, consapevoli che non sarebbe bastata la vostra generosità per raccogliere i fondi necessari a  produrre il film, abbiamo preso contatti con case di produzione come Rai, Medusa, Lumière, Lion Pictures e tante altre.
E questa è stata la parte più umiliante e faticosa. Molti produttori nemmeno sapevano chi fosse Terzani, altri come Rai, sostenevano che Terzani “ormai è superato”.

A giugno dell’anno scorso, finalmente, si era aperta quella che ci sembrava una grande opportunità. Videa, erede della gloriosa Vides di Franco Cristaldi (chi di voi ama il cinema sa quanti capolavori siano stati prodotti da Cristaldi) aveva letto e apprezzato la nostra sceneggiatura, tanto da decidere di trattare con la famiglia Terzani l’acquisto dei diritti del libro per realizzare il film. Non vi sto a descrivere la soddisfazione per questa svolta. Per me e per voi che ci avevate dato fiducia.
Purtroppo, dopo qualche settimana, i contatti tra la famiglia Terzani e la Videa si sono interrotti. Ho cercato, senza successo, di riannodare i fili della trattativa, ma le rispettive posizioni di partenza erano troppo distanti.

Ora la famiglia Terzani ha deciso di riprendere in mano i diritti del libro, in attesa di decidere come, se e con chi proseguire. Mi sembra quindi ingiusto continuare la raccolta fondi per il film, in questo momento di riflessione.
Per questo, ho preso la decisione, molto sofferta, di chiudere il Comitato Un indovino ci disse. Non voglio contare sulla vostra generosità, in queste condizioni di incertezza.
Faremo i conti delle spese sostenute in questi quattro anni di avventura e verseremo a Emergency, come scritto nel nostro statuto, la parte rimanente di quanto raccolto, per fare ancora più grande, attrezzato e accogliente l’ospedale di Lashkar-gah in Afghanistan, che Emergency ha dedicato a Tiziano Terzani. Chiederò a Cecilia Strada che il nome del Comitato Un indovino ci disse venga citato, dove possibile, tra i finanziatori di questo ospedale.
A breve metteremo sul sito del comitato, a disposizione di tutti coloro che ci hanno aiutato, un pdf in cui saranno documentate le spese sostenute. Vi avviseremo non appena sarà disponibile.

Non smetterò mai di ringraziarvi per avere creduto in noi, con la generosità e il cuore che solo l’Italia migliore sa dare, quando si tratta di lavorare per rendere questo mondo un posto migliore dove vivere e accogliere chi sta peggio di noi.
Continueremo a far conoscere il pensiero di Terzani in tutte le sedi e in tutti in luoghi nei quali vorrete invitarci, come facciamo da dodici anni, dai tempi di Anam il senzanome. Ma lo faremo a spese nostre, come abbiamo sempre fatto prima che iniziasse la campagna di raccolta fondi. È sempre importante ritrovarsi a parlare di un uomo che ci manca, ci manca tanto.

Con grande, inesauribile affetto, mario zanot

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