Il Soggetto

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1976. TT, corrispondente di guerra, firma di punta del settimanale Der Spiegel tiene banco in una bisca fumosa di Hong Kong, tra tavoli da gioco e ragazze mozzafiato.
È con un gruppo di colleghi giornalisti. TT gioca, beve e incanta tutti con i suoi racconti dal fronte: le colleghe se lo mangiano con gli occhi perché è bello, giovane, rivoluzionario e antiamericano: il suo ideale sono i khmer rossi cambogiani, e questo genera scontri feroci con chi cerca di aprirgli gli occhi sulla vera natura del regime di Pol Pot, che sta massacrando la sua stessa gente.
TT è in compagnia della misteriosa e bellissima Zhang Jie, una donna cinese dall'età indefinibile, che lo convince a seguirla dal suo indovino per farsi predire il futuro.
TT, ateo e comunista, accetta l'invito con un sorrisetto scettico, giusto per non deluderla, ma quando quel vecchio mezzo cieco gli ricorda che un anno prima stava per essere fucilato, il suo sorriso si trasforma in un ghigno di dolore.
Tiziano rivede se stesso nell'inferno della Cambogia, contro il muro dove due khmer rossi, poco più che bambini, stanno per fucilarlo dopo averlo scambiato per una spia americana.
La voce dell'indovino interrompe bruscamente quell'incubo che credeva di aver dimenticato, predicendogli che nel 1993 non dovrà mai volare, altrimenti morirà!

Ritroviamo TT 17 anni dopo a Tokyo, ingrigito, mentre in crisi creativa sfascia la sua amata Olivetti lettera 22. Non c'è più niente da scrivere. Gli ideali della rivoluzione comunista sono stati traditi, la vita in Giappone è noiosa, piatta, stretta in una camicia di forza. Ne sa qualcosa la moglie Angela, che TT ama sopra ogni cosa. I litigi sono devastanti, lei minaccia di lasciarlo. Per guarirlo, il medico giapponese gli prescrive l'antidoto nazionale alla depressione, il Prozac.

Quando ormai sta per toccare il fondo, TT decide di salvarsi seguendo la profezia del vecchio indovino di Hong Kong, e di viaggiare per un anno senza aerei. Una grossa complicazione per il suo lavoro: Der Spiegel vuole le sue inchieste, i colleghi invidiosi lo prendono per matto. Se non fosse il migliore, sarebbe già stato licenziato.
Ma ormai ha deciso. Il primo gennaio del 1993 mette nella sua sacca la macchina fotografica, il taccuino, il Prozac (non si sa mai) e parte a dorso di elefante, dopo un "cenone" a base di formiche rosse e acqua del Mekong con un monaco laotiano.
L'Asia calda, sensuale gli viene incontro: muovendosi in treno, in pullman, su vecchi barconi riscopre il fascino della lentezza e delle distanze reali; riscopre la geografia, gli odori, i cibi e i personaggi; riascolta nel silenzio il tintinnio dei campanellini di un monastero, si incanta di fronte all'oro delle pagode illuminate dal tramonto. Nemmeno fa caso al prurito che di tanto in tanto lo infastidisce, messaggero del tumore che lo porterà alla morte.

Ogni giorno è un'avventura, ogni incontro una nuova storia da raccontare, da scrivere. E intanto la curiosità lo spinge a cercare, con l'ironia che lo contraddistingue, indovini in ogni posto: personaggi bizzarri, per lo più ciarlatani, che si guadagnano la vita alla meglio. Ad ognuno di loro TT chiede se morirà prendendo un aereo, e questi gli rispondono nei modi più divertenti e imprevedibili.
Seduto scomodamente in un autobus strapieno, sudato e di cattivo umore sta meditando di tornarsene a casa, quando scopre che l'elicottero sul quale sarebbe dovuto salire è caduto! Solo una coincidenza?
In bilico tra materialismo e misticismo il viaggio riprende. TT si ritrova in Cambogia, dove ogni palma gli ricorda che a concimarla sono stati i cadaveri dei cambogiani sterminati dai khmer rossi. Ad Angkor Wat scopre che questo massacro era già stato previsto da una profezia del Buddha, 500 anni prima! Come ha potuto essere così cieco?
La depressione lo riavvinghia nelle sue spire. Per sfuggirle cerca rifugio nell'oppio, il vecchio compagno dei tempi del Vietnam, quando si faceva coraggio con quello per andare al fronte. In una fumeria clandestina incontra una donna. Bella, con la pelle bianchissima e una farfalla azzurra tatuata sulla spalla. Lei gli si offre, e TT si abbandona alla vita tenace, ingorda, lasciva.
Alla redazione di Der Spiegel sono stufi di questo giornalista/spaghetti che non si sa mai dove sia e vogliono licenziarlo.

Anche Angela sente che TT le sta sfuggendo, ma sarà proprio lei ad aiutarlo a sconfiggere i suoi fantasmi, a sanare per sempre quella vecchia ferita. Ora sì che si può ricominciare.
Zaino in spalla, TT attraversa la giungla per raggiungere l'inaccessibile Triangolo d'oro e mette a tacere i suoi colleghi con lo scoop del secolo: l'intervista a Khun Sa, l'inafferrabile re dell'eroina birmano, bestia nera dei servizi segreti di tutto il mondo.
Nel dicembre del 1993, TT comincia a meditare in un Ashram. Il suo maestro è un americano, ex agente della CIA, scampato alla fucilazione da parte dei khmer rossi. Lo stesso rischio che aveva corso anche lui, come aveva saputo vedere il vecchio indovino di Hong Kong.
Con la confezione del Prozac intatta, TT ritorna a casa. Il suo vecchio cane Baoli sta morendo e soffre. TT gli dà il Prozac: Baoli si addormenta sereno e muore. Alla fine, a qualcuno quella medicina è servita.
Nei titoli di coda del film, vediamo TT vecchio e con la barba bianca, nella sua gompa tibetana tra le montagne toscane, in attesa della morte. Un altro indovino, questa volta della scienza occidentale, gli ha diagnosticato un male incurabile. Ma quel viaggio nel cuore e nell'anima dell'Asia più profonda lo ha cambiato, dandogli anche la forza di vivere la sofferenza e accettare la morte come parte della vita stessa.

(tratto dal libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani)

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